IL BULLISMO

Prima parte
L'età della scuola è ricca di ogni tipo di esperienza, purtroppo talvolta anche dolorosa, come nel caso del bullismo.
Ma cosa s'intende esattamente con il termine "bullismo"?
Il bullismo è una forma di comportamento aggressivo e intenzionale agito nei confronti di soggetti che non sono in grado di difendersi adeguatamente o che non recepiscono almeno inizialmente un tale comportamento come minaccioso; come, ad esempio, un soggetto particolarmente ingenuo a cui il bullo di turno fa credere che per essere suo amico deve superare delle prove o farsi malmenare o trattare in malo modo gli altri compagni del gruppo dei pari/classe/scuola ecc…
La differenza tra una singola aggressione e il bullismo sta nella ripetizione sistematica delle azioni aggressive; pertanto, per definire un comportamento "bullismo" non basta un singolo episodio, inoltre è presente un'asimmetria di potere tra il persecutore (bullo) e la vittima.
Il bullismo può essere verbale (ad esempio, umiliazione intenzionale, presa in giro, minaccia), fisico (ad esempio, colpi, calci, spintoni) o relazionale (ad esempio, esclusione sociale, diffusione di voci offensive).
Il bullismo influisce negativamente a lungo termine sulla salute mentale (ad esempio, ansia, bassa autostima e depressione) per i giovani che sono bersaglio del bullismo e per coloro che fanno i bulli.
Numerosi studi scientifici hanno dimostrato come le vittime di bullismo nel passaggio dall'adolescenza alla giovane età adulta continuano a presentare in misura considerevole diversi disturbi, quali ad esempio: disturbo d'ansia generalizzato, disturbo da attacco di panico, dipendenza e psicosi, stati depressivi e aumento del rischio suicidario.
Un altro dato emerso di notevole importanza riguarda gli studenti vittime di bullismo, difatti subire ripetute e gravi angherie può portare il soggetto a disimpegnarsi dalla scuola, il che può, a sua volta, avere un impatto negativo sulle relazioni e sui risultati accademici. Tali soggetti possono arrivare a commettere anche atti di autolesionismo, per sfogare quella rabbia repressa e quell'incapacità di reagire nei confronti dei bulli.
Inoltre, gli studi evidenziano non solo che le vittime di bullismo possono nel tempo a loro volta trasformarsi loro stessi in bulli, ma anche come i c.d. bulli possano sviluppare gli stessi disturbi dei soggetti bullizzati, ovvero disturbi depressivi, disturbo da attacco di panico, agorafobia (specialmente nei soggetti di sesso femminile) e un aumento del rischio suicidario (specialmente nei soggetti di sesso maschile).
Ai fini della prevenzione, sarebbe opportuno intervenire non solo a livello familiare, ma attuare un intervento mirato all'interno delle scuole, mediante la predisposizione di un programma di prevenzione del bullismo, attraverso la valutazione del disagio giovanile e dei fattori di rischio individuali, familiari e ambientali, che potrebbero generare comportamenti violenti.
Sicuramente la presenza nelle scuole dello psicologo scolastico potrebbe contribuire alla promozione delle risorse e delle potenzialità dei ragazzi in una fase delicata come quella dello sviluppo.
D'altronde, le scuole con climi sani che scoraggiano il bullismo hanno risultati accademici migliori.
Letizia Renzi